Un sito accessibile ha un costo leggermente più alto di un sito non accessibile, in quanto ci sono più aspetti da considerare e implementare. Costa sicuramente di più sistemare l’accessibilità in un progetto già avviato.
I benefici superano i costi: raggiungi più clienti potenziali, offri un’esperienza utente ottimale.
L’accessibilità crea le basi per convertire di più.
Il vero costo
Senza dubbio il costo più alto per un’azienda è quello di continuare a perdere clienti perchè ha un sito che taglia fuori molti potenziali clienti, ogni giorno.
L’obiezione più comune in assoluto
“L’accessibilità fa lievitare il preventivo, facciamo un sito standard per risparmiare.” È l’obiezione su cui cade la maggior parte delle trattative, ed è costruita su un equivoco: un sito non accessibile non è un sito “più economico”, è un prodotto incompleto il cui costo reale è solo nascosto, non assente.
La metafora dell’architettura: costruire contro ristrutturare
Inserire un ascensore nel progetto originale di una palazzina ha un costo marginale, prevedibile fin dal preventivo iniziale. Aggiungere un ascensore dopo che la palazzina è già costruita, abbattendo muri, rifacendo la struttura portante, costa molto di più e blocca l’operatività dell’edificio nel frattempo.
Nel codice funziona nello stesso modo
Scrivere HTML semantico fin dal primo giorno ha un impatto quasi nullo sulle ore di sviluppo. Riscrivere il codice a posteriori, con la remediation, richiede di intervenire su una struttura già in produzione. Chris Hinds, COO di Equalize Digital, stima che la remediation costi in media circa 1,25 volte il costo di un audit iniziale (la sua guida al budgeting per l’accessibilità): non è un moltiplicatore universale, ma dà un ordine di grandezza concreto di quanto pesi intervenire dopo invece che da subito.
Il costo nascosto della manutenzione
I componenti che rispettano gli standard HTML/CSS nativi restano stabili negli aggiornamenti. I componenti costruiti con trick e script personalizzati per apparire “belli” senza passare per gli standard si rompono a ogni cambio di browser o di grafica: ore di debug retribuito, ripetute nel tempo, che un componente costruito bene fin dall’inizio non avrebbe mai generato.
Il tasso di abbandono che Google Analytics non mostra
Analytics non registra l’utente che chiude la scheda perché non riesce ad azionare un menu da tastiera, né quello che abbandona perché lo screen reader non legge la conferma d’ordine. La survey Click-Away Pound rileva che il 69-71% degli utenti con esigenze di accessibilità abbandona un sito che trova difficile da usare, e va altrove (clickawaypound.com). Non stai risparmiando sul preventivo: stai tagliando fuori una parte di mercato già pronta a comprare, e la perdita è mascherata da “risparmio”, quando in realtà è fatturato mancato che nessun report ti mostra.
L’inganno dell’overlay “economico”
I widget di accessibilità commerciali non costano 30-50 euro al mese come si crede spesso: accessiBe e UserWay partono da circa 45 euro al mese e arrivano fino a 180 euro al mese per siti con più traffico, AudioEye parte da circa 180 euro al mese e arriva fino a 730 euro al mese (confronto prezzi aggiornato su A11yScope). È un abbonamento continuo per uno strumento che non risolve il codice sottostante.
Non è solo una questione di prezzo. Nel gennaio 2025 la Federal Trade Commission americana ha multato accessiBe per 1 milione di dollari, accusandola di aver dichiarato falsamente che il suo widget rendeva automaticamente i siti conformi alle WCAG 2.1 AA (il comunicato ufficiale della FTC). E nel caso Murphy v. Eyebobs, un rivenditore di occhiali che usava proprio l’overlay di accessiBe è stato comunque citato in giudizio da un utente non vedente: il tribunale ha respinto la richiesta di archiviazione, stabilendo che la sola presenza di un overlay non rende irrilevante una causa per inaccessibilità (documentazione del caso su ADA Title III). Eyebobs ha chiuso con un accordo che impegnava il sito a raggiungere la conformità WCAG 2.1 entro due anni.
Quando emerge che l’overlay non basta, paghi comunque uno specialista per sistemare il codice alla radice, sommando l’abbonamento già speso al costo che avresti comunque dovuto sostenere.
Il tuo sito è accessibile?
Il messaggio chiave
Progettare un sito accessibile non significa aggiungere un optional costoso. Significa applicare le regole corrette di ingegneria del software fin dal primo giorno. Un sito accessibile non costa di più: è semplicemente un sito fatto bene, pensato per durare, invece che per essere rifatto tra due anni.
Un esempio concreto
Ho testato con NVDA due plugin diffusi sul mercato per filtri e griglie prodotto. Il primo, quello apparentemente più “pronto all’uso”, violava un pattern ARIA di base: il tasto Escape non chiudeva il combobox dei filtri, e dopo un aggiornamento AJAX dei risultati il focus della tastiera si perdeva, tornando all’inizio della pagina invece di restare sul filtro appena usato. Il secondo, verificato con lo stesso test, gestiva entrambi i casi correttamente. Nessuna delle due differenze emerge da una demo guardata al volo, o da una lista di funzionalità sul sito del prodotto: emergono solo navigando davvero con tastiera e screen reader, cosa che la maggior parte di chi sceglie un plugin non fa prima di comprarlo.
