L’accessibilità è la base di un sito fatto bene, non un extra da aggiungere a preventivo. Un’agenzia che propone un sito “standard” e lascia l’accessibilità come voce a parte sta vendendo un prodotto incompleto come se fosse completo. È la conclusione a cui portano i dati sullo stato reale del web e il modo di lavorare delle agenzie che l’accessibilità la trattano sul serio.
Quanti siti sono davvero accessibili oggi?
Quasi nessuno. Il WebAIM Million Report 2026, l’analisi annuale delle prime 1.000.000 di homepage al mondo, ha rilevato che il 95,9% ha almeno un errore WCAG rilevabile, in aumento rispetto al 94,8% del 2025. In media ogni pagina ha 56,1 errori di accessibilità, il 10,1% in più rispetto ai 51 dell’anno precedente (report completo su webaim.org). Dopo anni di miglioramento graduale, la tendenza si è invertita: il web sta diventando meno accessibile, non di più.
Ne segue una conseguenza pratica: un’agenzia che consegna un sito senza pensare all’accessibilità fin dall’inizio rischia di consegnare un sito che rientra nel 95,9% delle homepage con errori rilevabili. Non è una scelta neutra, è allinearsi al problema.
Il tuo sito è accessibile?
Come trattano l’accessibilità le agenzie che lo fanno bene?
Come baseline inclusa in ogni progetto, non come servizio da richiedere. A un panel di titolari di agenzie WordPress del maggio 2025 tre agenzie (Sector45, CodeGeek, Easy A11y Guide) hanno descritto approcci diversi nei dettagli ma identici nel principio:
- Sector45: accessibilità inclusa di default in ogni nuovo sito, con monitoraggio mensile integrato nei piani di marketing.
- CodeGeek: baseline in ogni build, con conformità WCAG completa come servizio aggiuntivo e testing dedicato.
- Easy A11y Guide: baseline minima per tutti (audit automatizzato pulito), con livelli aggiuntivi in base a budget e rischio del cliente.
Cambia ciò che sta sopra la base: monitoraggio continuo, conformità WCAG completa certificata, livelli aggiuntivi. Le tre agenzie partono da un livello minimo garantito in ogni progetto (resoconto del panel su Equalize Digital).
Perché l’accessibilità come voce separata a preventivo è rischiosa?
Perché è la voce che al cliente è più facile stralciare. Steve Jones, CTO di Equalize Digital, consiglia alle agenzie che stimano un rebuild di incorporare l’accessibilità in ogni voce del preventivo, non come riga separata, così che non venga eliminata (Remediation or Rebuild su Equalize Digital).
Il punto non è nascondere un costo, è non presentare come opzionale ciò che fa parte del lavoro fatto bene.
Cosa rischia l’agenzia che consiglia la scorciatoia?
Rischia di esporre il cliente a un pericolo che credeva di aver evitato. La scorciatoia più venduta è l’overlay, il widget che promette di rendere accessibile un sito con una riga di script.
- Ordine della FTC (Stati Uniti): nell’aprile 2025 la Federal Trade Commission americana ha approvato in via definitiva un ordine che impone ad accessiBe, uno dei principali fornitori di overlay, di pagare 1 milione di dollari e vieta di sostenere che i suoi prodotti automatici possono rendere qualsiasi sito conforme alle WCAG senza prove a supporto, dichiarazione che la FTC contesta come ingannevole (comunicato ufficiale della FTC).
- Caso Murphy v. Eyebobs (Stati Uniti): un rivenditore di occhiali che usava l’overlay di accessiBe è stato comunque citato in giudizio da un utente non vedente. La causa si è chiusa con un accordo nell’ottobre 2021, che ha previsto l’impegno a correggere le barriere di accessibilità di siti e app (aggiornamento legale di Lainey Feingold). L’overlay non è servito da difesa.
Due casi americani, ma la posizione è la stessa in Europa. Nel maggio 2023 lo European Disability Forum e la IAAP hanno pubblicato una dichiarazione congiunta: gli overlay non rendono un sito accessibile né conforme alla legislazione europea sull’accessibilità (dichiarazione congiunta EDF e IAAP sugli overlay). Per capire come l’European Accessibility Act viene già applicato, leggi i primi casi reali in Europa.
Il limite è anche tecnico: un widget aggiunto sopra la pagina non può correggere ciò che richiede modifiche al codice, come alt text mancanti, gerarchia dei titoli errata, label dei form e navigazione da tastiera. Per questo tutti e tre i panelisti citati sopra sconsigliano gli overlay, e nel loro intervento sul rebuild Amber Hinds e Steve Jones consigliano di evitare l’overlay anche come soluzione temporanea durante una remediation.
Cosa significa “baseline” in pratica?
Significa portare la competenza sull’accessibilità prima di scrivere la prima riga di codice. Anne-Mieke Bovelett, consulente di accessibilità, descrive bene cosa succede quando arriva dopo: è come mettere lo zucchero in biscotti già cotti (il suo intervento su Equalize Digital). La sua alternativa è il “shift left”: coinvolgere un consulente di accessibilità fin dall’inizio, prima ancora di mettere le idee su carta, non quando il design è già approvato e il codice è in produzione.
Una baseline concreta comprende:
-
HTML semantico invece di
divgenerici. - Gerarchia dei titoli corretta.
- Form con label vere, associate ai campi.
- Navigazione testata da tastiera prima del lancio, non dopo una segnalazione o una causa.
- Contrasto dei colori verificato già in fase di design.
Sono le stesse cose che un sito “fatto bene” dovrebbe avere indipendentemente dall’accessibilità. Se vuoi chiarire cosa rientra nel termine, trovi la definizione completa in cosa vuol dire sito accessibile.
Costruire bene o correggere dopo: cosa conviene?
Costruire bene la prima volta. Un sito consegnato senza accessibilità va comunque corretto quando arriva una segnalazione, una gara con requisiti di conformità o una richiesta legata all’European Accessibility Act, e a quel punto il lavoro passa da revisione di design a ristrutturazione del codice e nuovo audit di accessibilità di verifica. Il confronto sui costi reali lo trovi in un sito accessibile costa di più?
Se il sito esiste già, la strada dipende dal caso: remediation mirata quando i problemi sono moderati e il sito è moderno, rebuild quando tema, page builder o plugin producono markup che non si può correggere. La differenza tra i due percorsi è nella pagina di remediation dell’accessibilità.
Hai un progetto in mente?
Il punto
Un’agenzia che lascia l’accessibilità fuori dal progetto base non fa risparmiare il cliente. Rischia di consegnare un prodotto che rientra nel 95,9% delle homepage con errori rilevabili, lascia il cliente esposto a segnalazioni e richieste di conformità, e con ogni probabilità dovrà essere corretto dopo, a un costo superiore a quello che sarebbe servito per farlo bene la prima volta.
Per le agenzie che vogliono includere l’accessibilità nei propri progetti senza costruire un reparto interno, esiste il servizio di accessibilità in white label per agenzie web. Per un sito da costruire da zero, sviluppo di siti web accessibili.
